Università, serve una progettualità che rivolga lo sguardo verso i prossimi 20 anni

Università, serve una progettualità che rivolga lo sguardo verso i prossimi 20 anni

Le parole d’ordine? Europa e internazionalizzazioneLa strategia di lungo respiro: didattica e ricerca di vera ed indiscutibile eccellenza. Basta egoismi e logiche spartitorie. Per affrontare il “problema giovedì sera” serve una nuova cittadinanza studentesca, fatta di doveri, diritti e riconoscimenti reciprochiURBINO – L’intervento del Magnifico Rettore Pivato, con un video di presentazione dell’evento “Università aperta” su UniurbPost (http://post.uniurb.it/?p=3246) , ci dà lo spunto per una riflessione fondamentale sul futuro della nostra città. Stefano Pivato guarda la città con gli occhi dell’Università e, giustamente, invita gli studenti a scegliere Urbino soprattutto perché qui si vive bene.Se, invece, fossimo noi, da cittadini, a guardare al nostro ateneo, saremmo costretti a confrontarci principalmente con le ragioni del nostro sostentamento.

Le trasformazioni in atto in Europa, unico riferimento sensato per una realtà come Urbino, ci costringono, come fossero una secchiata d’acqua gelida sul viso, a smuoverci dal giaciglio di illusioni su cui ci siamo cullati per troppi anni. È giunta l’ora di essere sinceri.

L’economia della formazione, quella che ha sempre consentito a tutte le famiglie urbinati uno standard di vita dignitoso, è oggi in seria difficoltà: meno risorse statali e forte concorrenza fra sedi universitarie. Gli studenti calano e le risorse scarseggiano. Essere entrati oggi a pieno titolo nel circuito delle università statali non ci garantisce affatto sonni tranquilli.

Chi ci rassicura e alzando le spalle dice “jim otre” o mente, in cattiva fede, o è matto. Serve una riflessione seria ed approfondita.

Ad ogni sbadiglio di una Urbino sonnolenta, mille opportunità sfuggono veloci. La rendita accumulata nel corso degli anni è sostanzialmente esaurita. Per lasciare anche ai nostri figli un’università capace di garantire lavoro e soddisfazioni, preservando così anche il valore dei nostri investimenti, dobbiamo pretendere didattica e ricerca di vera ed indiscutibile eccellenza. Questo è l’unico paradigma che una comunità attiva e consapevole perseguirebbe con tenacia. Cosa aspettiamo, quindi, a chiedere garanzie all’attuale e alla futura dirigenza universitaria?

Noi crediamo sia necessario garantire alla nostra università un’alta formazione di livello europeo. Pensiamo alla presenza di docenti giovani sempre più qualificati, chiamati a potenziare quelle aree scientifiche coerenti con le sfide del futuro produttivo del paese. È essenziale una selezione dei docenti sorretta da una sapiente strategia di lungo respiro e non da egoismi e logiche spartitorie.

Pensiamo, allo stesso tempo, che l’Università si debba confrontare costantemente con la città ed il territorio, con le imprese ed il mondo del lavoro. Sinergia e compenetrazione. Sono queste le parole chiave di un nuovo paradigma di intervento.

Pensiamo che mai come oggi lo studente debba essere al centro delle strategie di università e città. Lo studente è figlio adottivo della nostra storia. Non si dice sempre, e giustamente, che la vera genitorialità va oltre il dato biologico? Non è forse vero che gli amori scelti consapevolmente sono quelli più solidi? Bene, per queste ragioni lo studente che sceglie Urbino e rimane per tutta la vita rapito dall’esperienza della sua bellezza, deve diventare il nostro ambasciatore nel mondo di oggi e di domani.

La rivalutazione del prestigio accademico passa anche attraverso un la vera valorizzazione dello studente, che dovrà esser il fulcro delle dinamiche universitarie-cittadine. Solo con una vera e profonda strategia di integrazione, potremmo risolvere quello che sbrigativamente è stato definito come “problema giovedì sera”. Non v’è divieto che da solo possa ambire a risolvere il conflitto fra interessi opposti, come quello alla quiete e al decoro, da una parte, e quello alla socializzazione e allo svago, dall’altra.

Solo con una nuova concezione di cittadinanza studentesca, fatta di doveri, diritti e riconoscimenti reciprochi, potremmo affrontare, per definitivamente risolvere, l’annosa diatriba.

Dall’altra parte, l’amministrazione della città dovrà lottare affinché i Collegi universitari progettati da De Carlo tornino ad esser il fiore all’occhiello dell’architettura cittadina. Lanciamo l’appello affinché i candidati alle prossime elezioni politiche seguano da vicino questi temi. Servono risorse per investire nella nostra offerta abitativa pubblica.

Sappiamo che per fare tutto ciò è necessaria una progettualità che rivolga lo sguardo verso i prossimi 20 anni. Che guardi all’Europa e al mondo e non, invece, alla punta dei nostri piedi.

Le parole d’ordine sono internazionalizzazione ed Europa. Internazionalizzazione, per una promozione della Città in sinergia con l’Università. Europa (parola d’ordine imprescindibile) perché solo ragionando in questa scala la città di Urbino tornerà ad avere la centralità che la storia gli assegnò in passato.

Università, Scaramucci: “per lasciare anche ai nostri figli un’università capace di garantire lavoro e soddisfazioni, preservando così anche il valore dei nostri investimenti, serve una progettualità che rivolga lo sguardo verso i prossimi 20 anni.