Su Urbino e la politica: “il coraggio e l’umiltà che sono mancati”

Su Urbino e la politica: “il coraggio e l’umiltà che sono mancati”

Su Urbino e la politica: “il coraggio e l’umiltà che sono mancati”

Intervento all’assemblea degli iscritti del pd di Urbino, 5 agosto 2014

1. cosa è successo

Cari amici,

in una notte è passata un’intera generazione. E forse più d’una.

C’erano tutti gli indizi.

Sei mesi fa sapevamo che il “rischio” era forte (per me quasi una certezza). I cittadini di Urbino erano stanchi e volevano cambiare, a prescindere da tutto.

In Italia ed in Europa sta soffiando il vento del cambiamento, e qui invece si è voluto provare a fermarlo. Non solo non abbiamo corretto i nostri errori, ma li abbiamo accentuati e riprodotti.

E’ il tempo sì di un’analisi veloce del voto ma è tempo di pensare alla Urbino del futuro.

Sull’analisi: il Pd di Urbino non ha saputo guidare il percorso verso le amministrative, e ci sono stati numerosi, troppi errori.

Partendo dal Congresso di luglio 2013, in cui il nuovo Segretario del PD di Urbino viene eletto all’unanimità con un progetto che prevedeva “discontinuità e rinnovamento”. Con quelle parole come presupposto tutta la classe dirigente di Urbino si è orientata verso una candidatura unitaria che potesse condurre il Pd verso un percorso nuovo: elaborazione di punti programmatici, confronto con possibili alleati e primarie per l’individuazione della leadership. Ma in realtà è proprio mancata una leadership del PD. Leadership come mezzo per una politica di sintesi che guida un gruppo. Leadership di un Partito, del quale si possono apprezzare non solo le conoscenze, le capacità di fare le cose o di comprendere le complessità del cambiamento, ma anche semplicemente l’abilità di procedere con coraggio anche nell’incertezza, rendendo il progredire più sicuro per tutto il gruppo.

I problemi poi sono aumentati nel momento in cui, mentre si discuteva di idee per la città, contemporaneamente è iniziata nel partito una discussione sulle primarie e sui possibili partecipanti.

Dibattito legittimo ma mai mediato e condotto dal Pd lungo binari equilibrati. La decisione di convocare poi i possibili candidati alle primarie, senza che ancora nessuno si fosse mai ufficialmente candidato, ha legittimato soprattutto quei candidati che non rappresentavano un’idea di cambiamento della politica cittadina. E le numerose riunioni con tutti i possibili partiti alleati e i movimenti civici lasciavano presagire una non semplice convivenza.

La discussione sulle primarie ha portato a primarie solo del PD, senza gli alleati, perchè le altre forze politiche hanno deciso di rimanerne fuori per la troppa conflittualità. Tra gli errori cito come esempio quello di voler escludere i Verdi perché proponevano di candidare Sgarbi alle primarie e il PD, votando a maggioranza, ha deciso di escluderlo. E’ un esempio di come non dovremo più comportarci. Ma ormai è il passato, così come ormai sono passati anche i miei errori, forse dovuti all’inesperienza, dai quali credo di aver imparato, in particolare una campagna elettorale condotta con troppa veemenza, in una città che è sempre stata in fondo moderata, dove sono passate forse più le mie parole dure, seppur franche, nei confronti dei miei competitor, piuttosto che i tanti contenuti sui quali avevamo lavorato.

Ritornando al Pd non è stato chiaro, non ha avuto una linea unica, per questo motivo i nostri elettori hanno votato Gambini, e smettiamola di aver paura se lui si dichiara di centrosinistra. Non è questo il problema, oggi la la nuova idea di politica non si articola più intorno ai poli del passato: governo/opposizione; destra/sinistra, riformisti/rivoluzionari, ma tra conservatori/innovatori, e su quest’ultime due categorie noi siamo stati visti come i primi, che avevano paura di innovare.

Ed il problema è che mentre Urbino voleva sentire parlare di qualcosa di concreto, il PD era spesso occupato a dirimere i “propri” conflitti interni. Ed io so quanto questo ci abbia dato fastidio e abbia allontanato tanta gente dalla politica e dal nostro partito.

Abbiamo anche voluto contrastare gli altri su temi su cui invece dovevamo lavorare e comunicare di più: il rapporto con la gente, la partecipazione, Cà Lucio, il centro storico, etc…..

2. cosa sta succedendo

Ora la nostra città ha un nuovo sindaco, Maurizio Gambini, verso il quale sia giusto credo aver dato un’idea di opposizione costruttiva e non ideologica, anche perché gli urbinati si sono pronunciati chiaramente, ed anche perché dobbiamo imparare un nuovo metodo, meno arrogante, più aperto all’ascolto, più sincero con gli altri e più carico di umiltà.

Noi rispettiamo gli altri perché siamo democratici davvero e se vogliamo tornare a governare non dobbiamo parlare male di Gambini, ma dobbiamo parlare bene di quello che vorremmo fare. Se discutiamo solo di Gambini o di Sgarbi, non torneremo più a vincere. ma dobbiamo essere anche altrettanto attenti a tutto ciò che accade in città. orecchio a terra, la gente ha molte aspettative su questa nuova amministrazione.

È proprio perché siamo democratici dobbiamo prepararci a portare finalmente anche ad Urbino una nuova cultura politica, un nuovo stile, con una nuova classe dirigente. Per me la politica non può avere come obiettivo principale l’autoconservazione dei suoi protagonisti a tutti i costi. Questa, non è la mia idea di Partito Democratico e, sono sicura, neppure la vostra. E poi c’è da anche da dire che noi parliamo in tanti ma finiamo i discorsi sempre con io. Invece questo partito deve imparare ad assumere decisioni anche solo a maggioranza ed anche lasciando a casa qualcuno se c’è bisogno. Dobbiamo imparare a parlare unitariamente da PD.

La libertà di coscienza o di fare attività associativa (che ritengo essere utile e non dannosa al PD se fatta in un certo modo, per coinvolgere gente nuova ed aggregare, ma attenzione, non per fare la conta!) non può essere il paravento dietro il quale nascondersi quando non siamo uniti.

3. dove possiamo andare e come

Da oggi quindi si riparte con una opposizione seria, senza sconti e responsabile.

Ora occorre creare delle relazioni forti fra noi, credere veramente in un team, essere veramente interessati alla visione degli altri, questo per me è tenere alla famosa “ditta” e non pedissequamente seguire anche ciò che la mia testa mi dice essere sbagliato.

E si lavora per ricostruire il nostro Partito, che ad Urbino può ambire a diventare motore di un centro di formazione regionale e nazionale per la nuova classe politica.

E’ necessario chiamare a raccolta le anime più giovani (non parlo solo di anagrafe, ma anche di quella). I militanti con più anzianità dovranno saper cedere il passo e starci al fianco pronti a offrire consigli preziosi, se richiesti.

Dovremo tornare a sentirci più ottimisti, più allegri e meno tristi. E’ bene sperare, è bene trasmettere energia positiva, e non vorrei più sentire le parole “crisi della politica”, “decadenza”, “declino”, come continua a pronunciare il professor Selbourne, al quale ho già avuto modo di rispondere ed al quale tornerò a farlo se necessario. E non è il solo tra l’altro.

Ma ora tocca a noi. Ci assumeremo le responsabilità che si sono presi i nostri nonni e i nostri padri, senza aspettare che qualcuno gliele concedesse come fossero una paghetta.

Intendo onorare il mio ruolo di consigliere comunale. Ma voglio in prima persona occuparmi del PD, senza contribuire, come molti hanno già fatto in passato, all’insopportabile spettacolo in cui hanno dominato personalismi ed egoismi individuali.

Un lavoro di squadra in cui ognuno di noi, dal circolo alla segreteria comunale, faccia il proprio dovere. Senza aspettare che qualcuno ci salvi. No, noi ora abbiamo bisogno di un lavoro collettivo, di medio e lungo periodo, fatto di fiducia e di tenacia, in cui la generosità ed il sacrificio ci permettano di costruire e consolidare quell’idea di partecipazione politica che ci sta a cuore.

Lavorare ed assumersi la responsabilità di creare una squadra, di crescere una classe dirigente che diventi la classe di governo di un partito non più votato alla conservazione. Dovrà aprire il partito al rinnovamento, chiamare gente nuova, pescare fra le straordinarie risorse dell’Italia.
Io lavorerò in prima persona per la realizzazione della nostra idea di Partito Democratico. Un partito che sa ascoltare, che discute e decide dando quelle risposte che finora non ha saputo dare, che torni sul territorio, che consolidi le proprie posizioni, che trovi il linguaggio per tornare a parlare alla testa e al cuore delle persone e che costituisca l’alternativa di governo della città. Un partito riformista che sappia rispondere ai problemi quotidiani della gente. Il partito che abbiamo visto affermarsi il 25 maggio ad Urbino alle europee con il 53% e che già al prossimo appuntamento delle regionali 2015 deve puntare a recuperare almeno 10 punti percentuali, arrivare sopra al 40% rialzandosi dal pantano del 32% delle amministrative scorse.

Così, con semplicità e determinazione, rinnoveremo. E torneremo a vincere.

Mi piace questa frase di Mandela:

“It is in your hands to create a better world for all who live in it”

“E’ nelle tue possibilità creare un mondo migliore per tutti quelli che ci vivono”.

Noi lo dobbiamo fare partendo da Urbino.

Un abbraccio.

Vostro, Federico