Scaramucci scrive alla comunità accademica

Scaramucci scrive alla comunità accademica

Alla comunità accademica

vi scrivo perché ritengo imprescindibile confrontarmi con tutti voi. Come sapete il 2 marzo il Pd urbinate sceglierà attraverso primarie libere e aperte il proprio candidato sindaco. Io mi candido per portare il contributo di idee e proposte che ho raccolto in questi anni. Credo che Urbino e il momento storico meritino dedizione e determinazione, unimpegno totale. Non è tempo di timidezza e indecisione, ma è il tempo della chiarezza. 

Da sempre il tema del rapporto tra Università e Comune occupa, a ragione, uno spazio centrale nel dibattito pubblico della città. Io voglio essere chiaro: l’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo” eamministrazione della città non vanno confuse, sono autonome e indipendenti. Chi mischia i due piani fa un torto ad entrambe. Troppo pericoloso continuare il gioco delle reciproche accuse.

Penso che a Urbino debba valere più che altrove il principio di divisione funzionale del lavoro e delle responsabilità. Gli amministratori fanno gli amministratori, i docenti fanno la ricerca e insegnano. Per questa ragione io non voglio insegnarvi come mandare avanti l’Ateneo.

Nel rispetto dei ruoli, per dovere di chiarezza e trasparenza, non vi scrivo per illuminarvi mostrandovi la strada con delle slides. Questo lo lasciamo ad altri. Il senso di questa lettera vuole essere un altro.

Comune e Università, dicevo, sono istituzioni autonome. Al comune deve interessare il successo della didattica, la qualità della ricerca e il valore dei laureati che dall’Università escono. Studenti maturi, abili e ben formati, infatti, sono i migliori ambasciatori della accoglienza e della bellezza di Urbino. Avere ricerca di qualità, che sia utile e all’avanguardia, è l’unica rivendicazione che la politica che ho in mente dovrebbe muovere nei confronti della sue istituzioni formative.

Il processo di federalizzazione delle università marchigiane oggi in atto non dovrà pregiudicare l’autonomia del nostro Ateneo e costituire l’alibi per non compiere le scelte che portino ad una riorganizzazione in senso migliorativo dell’offerta scientifica e didattica.

La giunta che guiderò, se gli elettori valuteranno positivamente la nostra proposta, sarà a disposizione del nuovo Rettore per supportare l’Ateneo nelle scelte che vadano nel senso dell’internazionalizzazione, dell’eccellenza e dell’accoglienza.

Questi sono i tre driver che dal nostro punto di vista ci permetteranno di impostare un percorso virtuoso finalizzato al raggiungimento del vero grande obbiettivo strategico: entrare a pieno titolo nel futuro.

Nel corso della storia le università hanno sempre rappresentato luoghi di frontiera.
Voglio perciò raffigurare
le tre grandi frontiere sulle quali l’impegno non potrà che essere comune e parallelo.

In primo luogo l’internazionalizzazione. Il problema non sono gli studenti che partono, ma quelli che non arrivano. La Città deve maturare, per poter così accogliere altre culture, esportando allo stesso tempo i suoi saperi.

Il primo passo è quindi la conoscenza delle lingue. Sogniamo una Città capace di alternare i dialetti e l’inglese, che tra aule universitarie, i vicoli e i bar sappia far sentire tutti parte di una più grande comunità. Le nostre eccellenze devono poter essere tradotte per essere esportate e avere successo. 

La seconda frontiera riguarda la comunicazione e la tecnologia. Il digital divide è una barriera che dobbiamo incominciare a scalare insieme. Questa è una priorità, trasversale gli uffici comunali e alle aule universitarie. È di fondamentale importanza che Comune, Università ed ERSU uniscano gli sforzi investendo in risorse umane per creare un comune centro per il trasferimento tecnologico.

L’ultima frontiera è il lavoro. Passare dalle conoscenze alle competenze è una priorità. Le politiche occupazionali e le soluzioni per il lavoro giovanile non possono essere relegate a singoli e sporadici tavoli. Partnership col privato e stretti rapporti con le imprese del territorio sono alcuni degli strumenti che possono essere messi in campo per consegnare ai nostri giovani il bagaglio necessario per affrontare l’ingresso nel mondo del lavoro.

Voglio concludere dicendovi che Urbino ha bisogno di voi. La sue peculiarità ci impongono una capacità di lettura ed una visione che da soli, cittadini e amministrazione, non possono realizzare. Chiederemo ai dipartimenti, alle intelligenze e alle strutture universitarie il supporto necessario a realizzare progetti e iniziative per la città. Coinvolgeremo l’Ateneo nel grande progetto di formazione del personale municipale che abbiamo intenzione di inaugurare durante il primo anno del nuovo mandato.

La politica deve saper ascoltare le istanze particolari, raccoglierle e farne tesoro.
Istituzioni forti investono nell’ascolto reciproco perché consapevoli delle proprie responsabilità, dei propri compiti e limiti.
La demagogia del “tutto e subito” che circola in città in questi giorni fa da contraltare ad un ascolto di facciata, strumentale al consenso fine a se stesso. Nulla di più lontano da ciò che io credo serva oggi alla nostra Urbino. Quando il silenzio chiassoso della presunzione sovrasta il buon senso, allora sì dovremmo preoccuparci davvero del nostro futuro.

Vostro
Federico Scaramucci