Non ha perso la sinistra ma una vecchia classe dirigente

Non ha perso la sinistra ma una vecchia classe dirigente

Non ho mai avuto la ben che minima idolatria per il carisma di Renzi (innegabile per chiunque), perché per me è sempre stato Matteo.
Di lui fin dal 2010, all’epoca della Prima Leopolda, mi colpirono idee e coraggio. Non il potere, che al tempo non aveva.
Fin da subito iniziai a parlare anche nelle Marche dell’energia che scorreva a Firenze, dell’entusiasmo, di un’idea di sinistra europea, moderna e pragmatica, strutturata intorno agli amministratori e alle città; una politica giovane profondamente democratica poiché rivolta ai cittadini e agli elettori tutti. Con un’idea di casa aperta ma sicura, un partito che è mezzo e non fine. Una meravigliosa capacità di aprirsi a sensibilità nuove, problemi reali e provenienze nuove. La forza di farlo senza mettere in discussione la propria identità.
Ne fui fin da subito affascinato. Chi come me suonava la stessa musica qui, nel cuore rosso d’Italia, era preso come un sognatore, una sorta di suonatore da saloon che con la faccia rivolta verso il muro ignora le risse, le partite a carte dei pistoleri e il can can delle ballerine.
C’era da costruire il futuro, e Renzi sembrava possedere il progetto. Cercava muratori, decoratori e abitanti.
Imparai a conoscerne le doti umane e politiche di Matteo osservandole attraverso gli occhi dei suoi amici e compagni fiorentini e toscani. La gran parte di loro erano nativi Pd, come me. Faceva credere loro che vincere resistenze e conservatorismi fosse davvero possibile. Iniziò a farlo credere anche a noi e poi, via via, per tutta la penisola a molti italiani. Con ieri la stragrande maggioranza del popolo del centrosinistra ha dimostrato di credere in quel sogno. Che poi, in fondo, non è altro che credere in noi stessi. Ma nulla ancora è stato fatto. Matteo Renzi è il primo a saperlo, e l’ha detto.
Proprio perché il partito è un mezzo per il buon governo e non un fine, e quindi non un apparato che si parla addosso e cera sintesi di sintesi di idee vecchie, che garantisce posti e posticini ai suoi dirigenti con carriere trentennali.
Il Partito Democratico non è una cosa che si eredita, ma, citando proprio Matteo Renzi, un sogno che si conquista.
Ora sappiamo che il popolo delle primarie anche nella nostra terrà ci ha consegnato il consenso per occuparci dei problemi del Paese, delle città, delle imprese e delle famiglie.
Non è un consenso contro qualcuno, ma il mandato per una nuova classe dirigente a fare cose buone e farle presto. Rimboccarci le maniche è l’unica cosa da fare.

Ad Urbino Matteo Renzi ha preso oltre il 76 % dei consensi, Cuperlo l’11,4 e Civati l’11,8. Oltre 1500 persone su un totale di 2000 hanno scelto il cambiamento.

Grazie a tutti per averci creduto. Anche ad #urbino presto si #cambiaverso!



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