nessuno è tenuto a fare cose impossibili…invece ad Urbino sì…

nessuno è tenuto a fare cose impossibili…invece ad Urbino sì…

La città che verrà, 18 maggio 2013

ad impossibilia nemo tenetur…così recitavano i latini…
nessuno è tenuto a fare cose impossibili…invece penso che ad Urbino sì…

Per pensare alla città che verrà occorre partire da lontano…ma essere alla fine poi anche molto concreti.

Urbino ha un glorioso passato, è da sempre Città Ideale, perché in grado di riassumere la cultura dell’Umanesimo e del Rinascimento; fu sede della società del Cinquecento, visse un periodo di fioritura artistica unica con Federico Da Montefeltro, attirando studiosi e artisti da tutta Italia ed oltre, influenzando gli sviluppi culturali europei. É sempre stato luogo di produzione e diffusione di valore, e modello di nuove forme politiche.
E’ una città che ha avuto la fortuna di dare i natali anche ad un Papa, Clemente XI, nel 1700, che fece davvero molto per Urbino, addirittura cancellando i debiti accumulati dal Comune, destinando risorse per il Duomo e per il Palazzo Ducale e dando l’avvio ad una biblioteca pubblica, senza dimenticare mai neanche l’Università.
Una città come la nostra, che ha potuto finora vivere di rendita, grazie al suo passato, grazie alla ricchezza artistica, nonché culturale, grazie alla presenza dell’Università e del Magnifico Rettore, il mai dimenticato Carlo Bo.

Oggi le cose sono cambiate, e molto.

Dobbiamo confrontarci con altre realtà del panorama internazionale anche sulla formazione, ed il settore pubblico non riesce più a fornire quelle garanzie di stabilità, di occupazione che poteva offrire un tempo. Ed anche il metodo, che a volte è stato perfino un po’ troppo clientelare, non garantisce più stabilità occupazionale. Possiamo continuare a raccontare la storia che la politica risolverà i problemi?che qualche salvatore della patria ci porterà fuori dal guado?non credo che avremo il lusso di permettercelo. La politica agisce in combinato disposto con la gente e la gente, oggi, vuole sapere quali sono le proposte di una classe politica, di un Partito.
L’economia della formazione oggi accusa difficoltà notevoli anche per le diminuzioni di risorse statali, la concorrenza delle tante sedi universitarie aperte in tutta Italia, ed Urbino come città d’arte subisce la concorrenza di altre città anche dell’Italia centrale che probabilmente meglio hanno messo a profitto il loro patrimonio culturale.
Oltre ciò abbiamo anche una situazione politica molto molto incerta.
Le primarie del centrosinistra dei mesi scorsi hanno dimostrato che la gente chiede di partecipare al processo decisionale in misura maggiore, vuole sapere, vuole esprimersi.
Desidera che ci sia competizione perché pensa sia utile per fare chiarezza sui contenuti in modo più trasparente di prima. E’ chiaro che non si può solo dire “spazio ai più giovani”, perché la rivendicazione anagrafica è insufficiente se non è accompagnata dai contenuti. Però non credo potremo dire neanche “facciamo il rinnovamento” con chi ha già fatto 4 o 5 legislature…
In questi anni poi è cresciuta una generazione di italiani, anche di urbinati, che nel bene e nel male non è più debitrice delle culture politiche dei grandi partiti, accomunati dai pregiudizi, che ha dominato la Prima Repubblica. Oggi questi sono chiamati ad impegnarsi in prima persona, senza delegare tutto solo ai partiti, che come vediamo nell’attuale situazione politica non vivono una stagione facile. Anzi, la stessa concezione di partito è in crisi. I partiti, nella loro funzione originaria, dovevano ridurre la distanza tra la politica e la gente, invece l’hanno aumentata. Tuttavia crediamo che possano ancora essere uno elemento importante di partecipazione, di sintesi; ma devono rinnovarsi, e rinnovare il loro ruolo, che non potrà più essere quello di faro ideologico, di orientamento delle persone. E che dovrà necessariamente avere come obiettivo quello di promuovere sempre strumenti di partecipazione come le primarie aperte a tutti i cittadini e non di evitarle. E che, se vuole il consenso degli italiani, dovrà anche accettarne e rispettarne il coraggio. Da qui l’idea che nella nostra città sarà sempre più importante dare la parola alla gente, coinvolgerla.
Le nostre opinioni?beh, credo che le cose da fare sono tante, ma per primo penso occorra una nuova mentalità, un cambio di mentalità…!ed occorra parlare al plurale, ragionare insieme:
Nella Città che verrà vogliamo che Urbino accolga il turista nella maniera che più si adatta per l’unica città marchigiana Sito UNESCO; vogliamo che Urbino accolga lo studente (che deve naturalmente rispettare le regole di convivenza) come fosse Suo cittadino, come fosse Suo figlio, anche se non vota; vogliamo che anche ad Urbino con la cultura si possa “mangiare”, si crei lavoro nel campo dell’industria creativa; vogliamo che Urbino possa studiare nuovi modelli di collaborazione tra pubblico e privato, senza timori, e questo rapporto nel settore turistico oggi è decisivo. Vogliamo anche una città curata nei minimi particolari, magari anche un centro storico chiuso sì al traffico, ma anche con alcune che potrebbero essere vie pedonali, perché no?e vogliamo un cittadino responsabile della stessa cura della città. Vogliamo certamente il mantenimento dei servizi alla persone, agli anziani, ma vogliamo anche che si pensi di più ai servizi per i bambini, per le giovani coppie. Vogliamo una viabilità adeguata, che sfrutti magari anche la mobilità elettrica, e vogliamo che il WI-FI e la banda larga siano distribuito in tutta la città e le frazioni, perché pensiamo che oggi per i cittadini e le imprese siano persino più importanti delle strade. Prima ancora di preoccuparsi della discarica vogliamo la raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta perché è l’unico modo per coinvolgere veramente il cittadino, vogliamo che la gente possa trovare anche ad Urbino un commercio di qualità, come quello che negli ultimi tempi si sta affermando, anche se con un po’ di fatica a causa della crisi; vogliamo però anche che i nostri commercianti qualche volta sorridano un po’ di più…vogliamo che i nostri uffici comunali siano un po’ più flessibili, nel rispetto della legge ovviamente, anche perché non è più il tempo del no a prescindere. Vogliamo che Urbino dialoghi di più con il territorio. Pensate quando addirittura era stata pensata la DATA, era il segno di quella visione che l’Architetto Giancarlo De Carlo aveva pensato per Urbino, pensava ad un museo-osservatorio della città che si protende verso il territorio circostante ed ascolta il territorio. Vogliamo che la città venga promossa all’estero, molto di più di quanto fatto finora, perché ciò che ci è stato donato lo è solo pro-tempore, e lo dovremo lasciare ai nostri figli e nipoti, non è nostro. E le cose della collettività bisogna tenerle bene, sono un patrimonio comune.

Vogliamo in pratica che la politica urbinate smetta di occuparsi di formule e alleanze, beghe e beghette interne, e dica seriamente quali sono i suoi piani per il futuro!