Necessario un Congresso, o il Pd non ripartirà

Necessario un Congresso, o il Pd non ripartirà


Nell’associazionismo e poi anche nel Pd ho capito che i congressi, oltre che per riorganizzare la struttura, si fanno per definire soprattutto la linea di appartenenza ad un progetto politico. Da quando sono impegnato in politica ho imparato che questo serve, e molto.

Ora è sotto gli occhi di tutti che il Pd di Urbino ha estremamente bisogno di definire una linea, anche per supportare l’attività del gruppo in Consiglio comunale, in un’inedita ma stimolante opposizione. Ed anche se va bene il confronto tra pensieri diversi, poi bisogna arrivare ad una conclusione, ad una sintesi. Altrimenti si rischia di non andare più avanti. E allora la chiarezza deve prendere il posto della confusione, anche per ritrovare un senso di appartenenza per tanti iscritti.

Partiamo dall’inizio. Il partito con la sconfitta delle amministrative è crollato, e la conseguenza sono state le dimissioni del segretario e della segreteria. C’è chi pensa che il risultato elettorale sia stato solo un episodio, un errore di percorso. C’è chi invece crede, come me, che la conseguenza inevitabile di quel dato sia l’avvio ineludibile del cambiamento radicale. Non solo. Le interpretazioni divergono anche sul percorso futuro del partito a livello territoriale, e sulla connotazione da attribuire alla maggioranza. Per qualcuno occorre un’opposizione morbida, che può anche portarci a tornare con Gambini in futuro. Per altri è un capitolo che si deve chiudere subito. Io credo che dovremmo continuare a svolgere la nostra funzione in base a come l’abbiamo definita fin dall’inizio: un’opposizione costruttiva, non ideologica, sulle cose da fare, nell’interesse della città e dei cittadini. Se ci sono cose positive il Pd non avrà problemi a sostenerle, se non si fanno le cose, il Pd non avrà problemi a segnalarlo. E deve essere chiaro il ruolo che il Pd deve avere nella vicenda, non potrà fare la bella statuina.

Anche perchè stiamo parlando di un’amministrazione che racchiude una compagine molto variegata, una maggioranza nata come epilogo di un periodo difficile per il Pd, in cui ci siamo divisi aspramente, ed abbiamo perso. Ora, se si fanno cose buone, è un bene per la città, ma si aggiunge infatti anche un problema di prospettiva. Mi riferisco alla natura stessa del partito, alla sua proposta politica, sia per la città di Urbino che per il territorio in un momento difficile: si sente forte l’esigenza di proporre un nuovo modello per ritrovare la credibilità nella gente, affrontando le cose da fare. Cosa deve essere il Pd? Che apertura è necessaria in questa fase? Di cosa ci dobbiamo occupare?

Mi pare che su tutti questi punti ci siano visioni molto contrastanti. E anche per sollevare questa nebbia, è fondamentale che si faccia presto il congresso, come indicato dalla segreteria provinciale.

Veniamo al secondo aspetto, che poi è un teorema della politica: senza guida non c’è partito. I congressi si fanno anche per scegliere un “allenatore”, in grado di interpretare e guidare una comunità di persone, che insieme, con responsabilità, possa esprimere una visione. Guardate a livello nazionale, o quello che sta succedendo a livello regionale, la ‘querelle’ su Marche 2020, sul terzo mandato di Spacca sì oppure no, su quali sono i nomi alternativi etc. etc. ed altri casi analoghi degli ultimi giorni lo dimostrano. Il Pd, oltre alla linea, deve saper costruire un gruppo con capacità di decisione rapida. Se aspettiamo si ischia di avvilire e demotivare ulteriormente gli iscritti ed i nostri elettori. Insomma, il Pd si squaglia.

Se un partito non vince le elezioni, deve riorganizzarsi. Aprendosi. Chiudersi o ripiegarsi su se stessi è il contrario di quello che si dovrebbe fare. L’unica soluzione, dunque, è un congresso subito, aperto anche a nuovi iscritti, perché abbiamo bisogno di coinvolgere gente nuova, creare una nuova comunità politica. La scelta del segretario del Pd di Urbino e della Segreteria passi attraverso un bel momento di dibattito.