Intervento per dibattito in consiglio comunale su Europa e opportunità di accesso alla programmazione fondi europei 2014-2020

Intervento per dibattito in consiglio comunale su Europa e opportunità di accesso alla programmazione fondi europei 2014-2020

Grazie Presidente per aver inserito questo punto all’ordine del giorno del Consiglio comunale di oggi. Purtroppo un impegno fuori Urbino non mi permette di essere presente e mi dispiace molto perchè insieme ad altri colleghi consiglieri abbiamo promosso la richiesta di discutere di questo importante argomento in consiglio.

Grazie anche ai Capigruppo che hanno deciso di accogliere la richiesta medesima, e prego il nostro capogruppo Piero Sestili di leggere questo breve intervento che ho preparato per dare il mio contributo al dibattito.

Oggi in Europa ci sono alcuni temi importanti che si pongono in maniera più pressante sulla strada dell’integrazione europea: il rilancio economico, la crescita, la creazione di posti di lavoro e la garanzia dell’effettività dei diritti fondamentali nei Paesi dell’Unione europea.

Noi stiamo parlando qui tra noi ma dobbiamo avere in mente gli interlocutori, le persone che sono fuori di qui. Penso in particolare agli studenti che incontro spesso, ragazzi per i quali le prossime elezioni europee saranno quelle del primo voto. In modo molto diretto mi chiedono: “federico, io non vedo un lavoro nel mio futuro, perché mai dovrei andare a votare?Cosa mi offre oggi l’Europa?” Sono dubbi, paure, scetticismi, che tutti noi conosciamo. Vorrei che queste domande segnassero la nostra discussione di oggi.

Le generazioni precedenti alla mia sono cresciute forse dando per scontato troppo il valore positivo dell’Europa. Ora non è più così. Nel momento in cui la crisi colpisce pesantemente la vita quotidiana delle famiglie, dobbiamo saper dimostrare che “l’Europa conviene”; che senza l’Unione ciascuno dei nostri Paesi e ciascuno di noi cittadini sarebbe più debole. Se non sappiamo far questo, nessuna retorica europeistica ci salverà.

Oggi ancora i venti di guerra soffiano nuovamente alle porte dell’Europa. Pensando alla situazione dell’Ucraina penso che il nostro paese deve fare di tutto per chiedere che venga rispettata la sua integrità ed il suo cammino di avvicinamento all’Europa non deve essere interrotto. Quel che accade in Ucraina ci ricorda inoltre che mentre nel nostro continente si diffondono sentimenti di disillusione e di disaffezione nei confronti dell’Europa, c’è chi, ai nostri confini, vede l’Unione Europea per quello che è: uno grande progetto che da tanto tempo assicura pace, libertà e prosperità a centinaia di milioni di persone. Le immagini di migliaia di giovani in piazza a Kiev,che abbiamo visto in queste settimane, rappresentano anche una cura efficace contro il nostro disincanto. Ci ricordano la grandezza di questo progetto, capace di mobilitare intere popolazioni. Ci ricordano che per i “valori dell’Europa”, parole che pronunciamo a volte in maniera scontata, c’è gente disposta a battersi, persino a rischiare la vita.

E l’Europa è un progetto cui guardano con speranza anche i popoli della sponda sud del Mediterraneo. Una speranza cui il nostro paese deve saper rispondere, sostenendo le iniziative per giungere alla pace. Le immagini di Lampedusa, di quelle persone arrivate stremate o non arrivate vive, ancora mi fanno molto male mentre ci penso.

La volontà di dar vita, oggi, a questo dibattito sull’Europa, oltre che necessario per il prossimo periodo di programmazione dei fondi europei 2014-2020 dove Urbino dovrà essere necessariamente presente e non potrà mancare, nasce anche dalla volontà di parlare di politica, di quella vera, per contrastare anche qui, nel nostro piccolo, le spinte estremiste, populiste ed antieuropeiste che si vanno diffondendo in Europa.

Personalmente non sono europeista per spirito di bandiera, ma per premesse e prospettive concrete.

L’Italia, Paese fondatore della Comunità europea, ha sofferto in modo particolare gli effetti della crisi economica e finanziaria mondiale. Una crisi che rischia di lasciare le ferite più profonde proprio nel nostro continente, dove le incertezze e i ritardi di questi anni non possono certo essere ignorati. Ma la prospettiva europea è imprescindibile: al di fuori dell’Europa, non vi è futuro.

Trent’anni fa ancora occorreva mostrare il passaporto per poter attraversare i confini nazionali; non esisteva una moneta comune europea utilizzata da diciotto Stati; le normative dei singoli Paesi erano spesso molto diverse tra loro. Oggi i cittadini europei possono vivere, lavorare e studiare in tutti i Paesi dell’Unione europea godendo delle stesse condizioni e degli stessi diritti dei cittadini di quegli Stati; e beneficiano della cooperazione giudiziaria, che ha snellito procedure e contenziosi un tempo lunghissimi. Grazie ai contributi europei, i centri storici di molti piccoli borghi sono stati riqualificati, creando occupazione e prospettive per il futuro; e vengono tutelati il paesaggio, l’ambiente e le coltivazioni tipiche. E su questi fondi Urbino dovrà lavorare nei prossimi 7 anni.

La Regione Marche ipotizza che nella programmazione 2014-2020 dei due programmi FESR e FSE arriveranno nelle Marche circa 570 milioni di euro (sostanzialmente invariato rispetto alla programmazione 2007/2013 – FESR + FSE 2007/2013 = 570 MEURO : Fesr 289 + Fse 281)

Ma oggi sono cambiati gli obiettivi, che ricordo qui sotto:

obiettivi tematici:

  1. Ricerca e innovazione

  2. Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC)

  3. Competitività delle Piccole e Medie Imprese (PMI)

  4. Transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio

  5. Adattamento ai cambiamenti climatici e prevenzione e gestione dei rischi

  1. Tutela dell’ambiente ed efficienza delle risorse

  2. Trasporto sostenibile e rimozione delle strozzature nelle principali infrastrutture di rete

  3. Occupazione e sostegno alla mobilità dei lavoratori

  4. Inclusione sociale e lotta alla povertà

  5. Istruzione, competenze e apprendimento permanente

  6. Potenziamento della capacità istituzionale e amministrazioni pubbliche efficienti

Dobbiamo quindi cambiare il nostro metodo di operare, anche in funzione di una tempistica che potrebbe portare già dopo giugno 2014 all’approvazione dei Piani Operativi regionali che daranno l’avvio ai bandi.

Continuando la riflessione occorre rimarcare che oggi, con i drammatici livelli di disoccupazione – in particolare giovanile – raggiunti in alcuni Stati membri dell’Unione, si richiede appunto di fare delle scelte, si richiede una nuova visione europea che ponga le basi per una crescita intelligente (promuovendo la conoscenza, l’innovazione, l’istruzione e la società digitale), sostenibile (rendendo la produzione più efficiente sotto il profilo delle risorse e rilanciando contemporaneamente la competitività), inclusiva (incentivando la partecipazione al mercato del lavoro, l’acquisizione di competenze e la lotta alla povertà).

Se, in alcuni Paesi, la sanità pubblica non è più garantita, crescono i tassi di mortalità infantile e si ripresentano malattie scomparse da decenni; se più di 26 milioni di cittadini europei, tra cui quasi un quarto dei nostri giovani, non hanno un lavoro; se oltre 120 milioni di persone sono a rischio di povertà, tutto questo vuol dire che, nonostante i segnali di ripresa, non è stato fatto abbastanza ed è necessario un cambiamento.

L’Europa può fare molto, ma molto devono poter fare le istituzioni locali, regionali e nazionali dei vari Paesi, a partire dai nostri Comuni.

Serve quindi un progetto concreto che dopo le elezioni, per chiunque governerà, porti Urbino ad intercettare veramente i tanti finanziamenti diretti ed indiretti che arrivano da Bruxelles e dalla Regione.

Occorre lavorare corpo a corpo con esperti del settore, per individuare i bandi, occorre formare il nostro personale in modo tale che in un paio d’anni sia in grado di lavorare autonomamente, coordinato a dovere, per scrivere progetti per fondi diretti o indiretti e rendicontarli.

Servono investimenti produttivi capaci di creare nuova occupazione soprattuto nel settore del turismo e della cultura. Serve un più consistente sostegno alla ricerca e all’innovazione, per restituire all’intera economia di Urbino un ruolo di traino nel panorama regionale e nazionale. Dobbiamo farlo perché vogliamo migliorare le condizioni materiali delle persone, soprattutto dei nostri giovani.

Ne va della credibilità dell’Europa e soprattutto, degli amministratori nei confronti dei cittadini, a cui si deve poter dire: l’Europa non si occupa solo di bilanci; l’Europa tutela i vostri diritti. Si deve anche dire, infine, che l’Europa si avvicina ai propri cittadini aumentando il carattere democratico delle proprie istituzioni, permettendo ad esempio ai cittadini di scegliere, votando alle elezioni europee, anche il candidato alla carica di Presidente della Commissione europea.

Va detto che l’Europa non sarebbe stata pensata in un certo momento, nel bel mezzo d’una guerra, se qualcuno non avesse cominciato a immaginare un SE ritenuto improponibile a quel tempo.

Ma oggi questo non basta più e soprattutto alla vigilia di un nuovo ciclo di programmazione dei fondi UE 2014-2020 che l’Europa sta iniziando.

E questo avvera’ SE non avremo più paura del rapporto tra il pubblico ed il privato, soprattutto perché le infrastrutture materiali che abbiamo conosciuto e costruito oggi sono esaurite, hanno esaurito il loro compito. E ci vuole un nuovo approccio tra partner pubblici e privati, partendo dal valorizzare strumenti come l’Urbino Internationale Center che potrebbe avere un ruolo operativo nel settore della progettazione europea.

Per questo scelgo come nome del mio futuro e del nostro futuro Europa, perché è in Europa che sono nato e cresciuto, e mi sento un cittadino europeo. E’ l’Europa di cui abbiamo bisogno.

E quello di cui ha bisogno il nostro paese forse non è cambiare tutto, ma cambiare tutti, ognuno nella sua testa dovrebbe cambiare un pochino…anche i settori tecnici, che ci hanno fatto perdere spesso tempo ed occasioni.

E potremmo iniziare anche dal nome: tempo fa, dopo essersi chiamata per qualche anno Mercato comune e prima di chiamarsi Unione, l’Europa aveva scelto di darsi il nome di Comunità. Comunità è un concetto più solidale e amichevole di Unione. Forse è il caso di ridarle questo bel nome che ha abbandonato, se è vero che ogni liberazione avviene così: dando un significato profondo alle parole.

Le cose non cambiano, siamo noi che cambiamo”, scriveva Thoreau…