Caro Bersani…ora tocca a te!

Caro Bersani…ora tocca a te!

SIETE DISPOSTI A INTRODURRE UNA SOLA LEGGE PER TUTTI I LAVORATORI, COME PROPOSTO DA PIETRO ICHINO, CHE TUTELI I GIOVANI MA GARANTISCA ANCHE LA FLESSIBILITÀ CHE È STATA INTRODOTTA CON TANTO SUCCESSO IN DANIMARCA E SVEZIA?

Editoriale di Bill Emmott, già direttore dell’Economist, pubblicato dalla Stampa il 5 dicembre 2012

Caro Bersani, per prima cosa devo congratularmi per la netta vittoria nelle primarie del PD. Congratulazioni anche per il modo molto civile in cui si sono svolte le votazioni. La radicalizzazione e il linguaggio brutale e aggressivo sono diventate una caratteristica preoccupante della politica italiana negli ultimi anni, soprattutto agli occhi di un affezionato osservatore straniero come me, quindi è molto positivo che il Pd sia riuscito a dare un esempio migliore.
Ora lei ha davanti a sé una sfida molto più grande e importante. A questo punto lei è l’uomo che il mondo indica come più probabile successore del presidente Mario Monti a Palazzo Chigi. Ci saranno, al massimo, quattro mesi prima delle elezioni e i sondaggi la danno vincente. Questa posizione non le dà solo una grande opportunità ma anche un’altrettanto grande responsabilità.
Una responsabilità, mi pare, che si compone di due parti, ognuna piena di domande. La prima è che lei ora deve assumere il ruolo di unificatore della sua nazione e non essere fonte di divisione. Ha vinto le primarie con il forte sostegno delle federazioni sindacali e di Sel di Nichi Vendola, che stanno a sinistra del Pd. La mia domanda è se ha imparato la lezione dell’esperienza americana delle primarie, perfezionata nel corso di molti decenni. Questa esperienza dimostra chiaramente che per vincere le primarie è necessario fare appello allo zoccolo duro del partito, a frange che sono spesso più estremiste dei normali elettori. Ma dopo aver vinto le primarie, i vincitori devono poi passare al centro, cercando di attirare il sostegno non solo della loro base, ma di un gruppo più ampio di elettori. È pronto a farlo?
Dopotutto, è necessario conservare l’appoggio di tutti coloro che hanno votato per il sindaco Renzi, che altrimenti l’abbandoneranno per i partiti di centro o anche per Beppe Grillo. L’Italia da tempo è troppo divisa, troppo occupata da un conflitto feroce, irriducibile tra destra e sinistra, che ha lasciato il Paese paralizzato. Questa è una parte importante di ciò che ha mandato «la mia ragazza», l’Italia, in coma, il titolo del mio nuovo documentario. Per aiutare l’Italia a uscire da questo coma i leader politici hanno bisogno di superare le loro divisioni, di parlare a tutta la nazione e non solo a una parte. È pronto a fare da ponte?
La seconda responsabilità riguarda la verità sul coma dell’Italia, sulla malattia che l’ha portata a questo punto. Come candidato alla Presidenza del Consiglio, lei si offre come soluzione ai problemi dell’Italia. Va benissimo. Ma prima di offrire una soluzione è necessario capire e definire quali sono i problemi. Lei è certo di capire davvero quali sono questi problemi? Vorrei che lei dicesse, al popolo italiano e agli osservatori stranieri come me, quali sono, a suo giudizio, i problemi del suo Paese. Per spiegare quello che voglio dire, le porrò una serie di domande cui occorre, secondo me, dare risposta.
Perché l’Italia negli ultimi vent’anni ha avuto una crescita economica molto più lenta rispetto ai suoi vicini europei, sia con i governi di sinistra come con quelli di destra? Come pensa si creino posti di lavoro in un’economia moderna, aperta, globalizzata? In altre parole, lei sostiene il capitalismo come il modo grazie al quale si creano impieghi sostenibili e ben retribuiti? Se è così, è pronto a individuare gli ostacoli al capitalismo in Italia, e a rimuoverli?
Perché secondo lei negli ultimi dieci anni tanti giovani italiani altamente qualificati sono emigrati? Potrebbe essere che credono che il merito e la creatività non siano apprezzati e riconosciuti in Italia? Lei ammette il ruolo svolto dalla sinistra nel distruggere il merito e bloccare la creatività attraverso l’assistenzialismo e la vostra complicità con la crescente politicizzazione di un numero sempre maggiore di istituzioni? Comprende la responsabilità della sinistra nell’aver trasformato le università italiane in istituzioni di terzo quart’ordine secondo i parametri internazionali?
È facile dare la colpa a Berlusconi per aver svilito la giustizia e minato lo Stato di diritto nel corso degli ultimi 20 anni. Ma lei riconosce anche la responsabilità della sinistra in questo terribile processo, sia attraverso il blocco delle riforme e di ogni passo in avanti, per via della vostra spaventosa incapacità di far passare una legge sul conflitto d’interessi, sia per le complicità a livello locale della sinistra con la mafia?
Potrei andare avanti. Ci sono tante altre domande da porsi sugli ostacoli frapposti alla rinascita dell’Italia, incluse le tasse, la mancanza di concorrenza, la concentrazione dei media, il disinteresse per la cultura, eccetera. La domanda più importante di tutte per lei è il lavoro: siete disposti a introdurre una sola legge per tutti i lavoratori, che tuteli i giovani ma garantisca anche la flessibilità che è stata introdotta con tanto successo in Danimarca e Svezia? Su questo tema il suo collega senatore Pietro Ichino sta combattendo all’interno del partito una battaglia piuttosto solitaria.

Buona fortuna. Spero che possa identificare il problema e dimostrare che ha realmente capito ciò di cui l’Italia ha bisogno per poter rivivere e prosperare.